La gran parte del territorio coperto dal percorso: “Viae Misericordiae ad Iesum per Mariam” ha come sistema di riferimento quello naturale delle Vallate che più si presta a inquadrare unità storico-geografiche autonome. Sono infatti i fiumi con le loro vallate a costituire sin dall’epoca protostorica, i poli di insediamento per le popolazioni attirate dalla possibilità di rifornirsi facilmente d’acqua e sfruttare le bisettrici che attraversano longitudinalmente le vallate: Valle del Marzeno, Valle Lamone, Valle Senio e Valle Sintria e Samoggia, come naturali percorsi di collegamento tra i singoli nuclei di addensamento demografico. La vallata del Lamone assume particolare importanza rispetto a quelle contigue per la sua funzione di transito nella zona montana faentina. Costituisce fin dall’antichità un’attrazione demografica e una direttrice di traffico commerciale tra la Pianura Padana e il Tirreno da Faenza verso i centri più interni della valle dell’Arno. Tale direttrice corrisponde alla strada municipale del II sec. a. C. che si sviluppa come il naturale prolungamento del cardo maximus di Faenza, costeggiando il corso del Lamone e percorrendo presumibilmente l’attuale tracciato fino a Firenze. (Quarantolo) Quartolo, il Rio di Quarto, il Rio di Quinto sono tutti toponimi che ricordano le distanze dalle pietre miliari poste nella zona di Fognano.

“Poiché Faenza si trovava sull’asse di comunicazione stradale che dalla via Emilia conduce alla Toscana, attraverso la valle del Lamone, è proprio da qui che partiva uno degli itinerari romei più frequentati e meglio documentati dalle fonti scritte. Molto pregnante è la definizione che se ne dà nella Descriptio Romandiole del 1371: ‘stratam magistram qua itur a Faventia Florentiam’. Ma numerose sono anche le testimonianze di epoca romana del tragitto: a parte la menzione nella Tavola Peutingeriana e nell’Itinerarium Antonini, la ripetuta presenza di toponimi militari accerta poi una continua utilizzazione durante il Medioevo di una strada la cui costruzione risale ai primi decenni del II secolo a.C., in seguito al sorgere della località di Faenza (da cui il nome di Via Faventina) che fungeva da collegamento tra Ravenna e Firenze.”5

Un primo avvio alla modifica del paesaggio si ebbe nei secoli centrali del medioevo (XII-XIII) quando un forte aumento demografico spinse a trasformare a coltura nuovi territori. Il conseguente sviluppo economico e agricolo fu un fenomeno intrinseco. La disseminazione degli insediamenti umani tardo antichi e medioevali nelle valli faentine o meglio nella Romagna Faentina si rifletteva sulla maglia delle istituzioni ecclesiastiche distribuite sul territorio in modo altrettanto capillare quanto gli aggregati demici.
La fondazione di chiese e cappelle scandiva le tappe del popolamento rurale; ne sono un esempio: Pieve di Tho, o meglio la Pieve di San Giovanni in Ottavo (Brisighella), S. Maria in Rontana (Rontana), S.Stefano in Juvarino (Modigliana) e altri. Nell’alto medioevo, questi centri ecclesiastici disegnarono sul territorio la propria impronta organizzativa ponendosi come punti nodali di riferimento amministrativo, economico, insediativo. Un altro fenomeno è quello dell’incastellamento, il proliferare cioè di castelli come centri di potere signorile in grado di esercitare, sulla base locale, una importante funzione aggregativa (Castel Raniero, Pergola, Oriolo, Brisighella e altri). La diffusione di castelli in rapporto alla situazione geografica e ambientale induce a ritenere che la bassa e media collina fosse preferita dal punto di vista insediativo alle zone di montagna. Le modalità insediative erano prevalentemente quelle di occupare rilievi relativamente bassi all’imbocco delle valli o ai primi contrafforti per esercitare una funzione di controllo. Proseguendo verso la Bassa Romagna (area pianeggiante che va dalle valli Appenniniche verso il mare Adriatico), tra il fiume Lamone e il Senio troviamo Le „Valles Argentensium“6 e i porti. Pur essendo molto cambiato rispetto ai primi secoli dopo il Mille, il territorio della Bassa Romagna conserva testimonianze che rimandano alle vie degli antichi pellegrini in viaggio verso la capitale della Cristianità. Nei primi secoli dopo il Mille il braccio principale del Po passava per Ferrara, e tutta la pianura tra Argenta e Bagnacavallo era sommersa dalle paludi, le Valles Argentensium”, in cui il fiume dilagava. I pellegrini che volevano raggiungere la via Emilia, dunque, non avevano altra scelta che navigare sbarcando nei porti di Argenta, Bagnacavallo, di Santa Maria in Fabriago o di altre località minori come San Lorenzo di Lugo, per proseguire fino a Faenza. Circondata oggi dalle terre di bonifica, risultate dal prosciugamento delle paludi medievali.
Il nostro cammino “Viae Misericordiae ad Iesum per Mariam”, nella terza tappa ha come riferimento la pieve di San Pietro in Sylvis, notevole esempio di architettura protoromanica o esarcale del VII secolo, fra le più belle e meglio conservate della Romagna. La riviera di Comacchio unica nel suo genere in Italia per la ricchezza naturale del parco del delta del Po e delle Valli di Comacchio ricche di flora e fauna selvatica e ambienti paesaggistici uniti da valli e mare. Un ambiente con grande testimonianza storiche da quelle antiche romane a quelle medioevali e moderne. La costa si presenta ampia e boschiva con la presenza di abbazie la più importante quella di Pomposa dove nacque la musica. Il territorio di Comacchio e quello Faentino erano in collegamento commerciale fin dal medioevo ma in particolare dal XVIII secolo con il Canale Naviglio Zanelli che collegava il territorio Faentino con Comacchio e il mare Adriatico, una via commerciale secolare che portava i prodotti dell’Appennino al mare e quelli del mare all’Appennino. Come succedeva nel passato le vie commerciali si arricchivano di luoghi di culto, di arte e cultura oltre a quella manifatturiera. Il Naviglio percorreva una linea di 36 chilometri tutt’ora percorribili ma non più in nave, dall’Appennino all’Adriatico traversando la Bassa Romagna fino alle valli di Comacchio (la piccola Venezia), anticamente fino al Po di Primaro. Oltre alla ricchezza di Comacchio, la sua costa, delle pievi e dei castelli, dei paesaggi unici dal parco marittimo del Delta del Po e delle Valli di Comacchio al parco Appenninico della Vena del Gesso; il territorio ha una presenza di cattedrali da Faenza a Modigliana, dall’Appennino al mare Adriatico, di opere d’arte di diverse scuole italiane: da quella Toscana a quella Veneta e quelle romagnole, alla presenza storica letteraria da Dante Alighieri, Fra Sabba da Castiglione a Dino Campana, ricco di musei storici, artistici e sacri; patrimonio dell’Unesco della ceramica d’arte. Il contenuto storico religioso del territorio è tra il più ricco della Romagna: da una forte presenza di testimonianza di fede dei santi Medioevali come San Pier Damiani, di cui l’Appennino Faentino ha una buona presenza di eremi fondati dal santo, che è Dottore della Chiesa e considerato un padre della Chiesa del XI secolo; Santa Umiltà fondatrice del ramo femminile delle Benedettine Vallombrosane, famosa sia in Romagna che nella Firenze dei Medici del 1310; San Nevolone, francescano terziario famoso per la sua carità e aiuto verso i poveri come il Beato Bertoni; Beato Bonfadini di Cotignola. Sempre nel periodo medioevale è da ricordare la presenza ora santuario di Sant’Antonio da Padova a Montepaolo (1220 – 1221), dove ebbe inizio la missione italiana del grande predicatore, e maestro francescano Santo Antonio da Padova (1231), famoso in tutto il mondo; e tante altre figure di santi e beati medioevali come Sant Emiliano, vescovo irlandese che mori nel viaggio di ritorno dal suo pellegrinaggio romano a Faenza (1321); a una forte presenza di santuari Mariani, piccoli ma ricchi di arte e di tradizione nella fede popolare, che vanno dalla Madonna del Mare (Immacolata Concezione di Porto Garibaldi), Madonna del Bosco (di Alfonsine), Madonna della Salute (di Solarolo) al santuario della Madonna di Monticino ( di Brisighella), Madonna del Cantone (di Modigliana) per finire alla Madonna delle Grazie (di Faenza) edificati tra il XVII e il XVIII secolo. La forte presenza del Santo educatore e sociale don Bosco (1888), che visitò questa terra nel 1882 portando frutti di santità e di grandi testimoni attivi sia nel laicato, che nel clero diocesano, che nel mondo dei consacrati, in questo periodo lascia un segno evidente attraverso la famiglia Cimatti, i tre fratelli: Beata Raffaella, il Venerabile Vincenzo e il Servo di Dio Luigi missionari, che hanno segnato questo territorio di grande spiritualità e di forte senso formativo di carattere caritativo, educativo e solidale. Inoltre nei tempi odierni spicca la grande figura del missionario martire don Daniele Badiali, ucciso in Perù nel 1997, di cui è in corso la causa di beatificazione.

5 EMILIA ROMAGNA TURISMO, sito ufficiale di informazione turistica della regione, www.emiliaromagnaturismo.it/vie romei/valle-lamone
6 Idem; EMILIA ROMAGNA TURISMO, sito ufficiale di informazione turistica della regione, www.emiliaromagnaturismo.it/vie romei/tratto Lugo – Bagnacavallo
7 Idem; EMILIA ROMAGNA TURISMO, sito ufficiale di informazione turistica della regione, www.emiliaromagnaturismo.it/vie romei/tratto Lugo – Bagnacavallo